Il 24 luglio 2024, nell’espletamento delle proprie funzioni in materia di informatica giuridica, la VII Commissione del Consiglio superiore della magistratura ha approvato la Relazione periodica sullo stato della giustizia telematica.
Tale documento rappresenta l’ultimo di numerosi report elaborati dal garante dell’indipendenza e dell’autonomia dell’ordine giudiziario attraverso i quali sono state progressivamente registrate le sempre più numerose applicazioni delle nuove tecnologie digitali nell’ambito della giurisdizione.
Il suo contenuto può essere sintetizzato attraverso la descrizione delle sue due parti fondamentali. Nella prima di esse, invero, tale documento ricostruisce lo stato dell’arte dell’implementazione del processo civile telematico, da un lato, e del processo penale telematico, dall’altro. In questo segmento iniziale della relazione si adotta quindi un approccio settoriale/parziale analogo a quello che aveva contraddistinto i primi report del Consiglio superiore e che è stato superato soltanto a partire dal 2019. Nella seconda parte, invece, esso adotta una prospettiva più generale e, dopo aver ricostruito il «punto di vista dell’Avvocatura» sulla digitalizzazione della giustizia, si concentra in particolare sul ruolo delle banche dati giudiziarie, individuate come snodo essenziale per qualunque possibile sviluppo di sistemi informatici dotati di intelligenza artificiale effettivamente utilizzabili nell’ambito della giurisdizione.
Ferma restando questa ricostruzione, il documento in esame assume un’importanza peculiare per un’altra ragione: esso, infatti, contiene per la prima volta una riflessione esplicita sul ruolo del Consiglio superiore della magistratura nell’implementazione delle tecnologie digitali nell’amministrazione della giustizia.
Al fine di comprendere a pieno il rilievo di tale punto, si riporta di seguito il passaggio in questione per esteso:
«Il ruolo degli applicativi destinati a gestire il processo telematico, ed in prospettiva il ruolo degli strumenti di IA, non è più evidentemente quello di semplici strumenti, il cui contenuto e funzionamento risultino neutrali e di natura esclusivamente tecnica. La loro architettura è invece in grado di influire profondamente sulla giurisdizione, potendo determinare concretamente e, quindi, condizionare, sia l’operato del singolo magistrato che l’organizzazione degli uffici giudiziari. È necessario perciò che, sin dal momento della loro progettazione, oltre che in costanza del loro uso, il Consiglio assuma un ruolo attivo, al fine di valutarne il corretto funzionamento, che va giudicato non solo dal punto di vista tecnico, comunque importante perché influisce sull’efficienza e sulla sicurezza dell’attività giudiziaria, ma anche dal punto di vista ordinamentale, per accertare che la struttura del software non condizioni l’esercizio della funzione giurisdizionale e l’organizzazione degli uffici. Si tratta evidentemente di una esigenza nuova, non avvertita quando l’utilizzo dell’informatica riguardava sostanzialmente la sola tenuta dei registri. L’introduzione del processo telematico comporta, come si è visto, conseguenze di natura ordinamentale e non meramente tecniche e richiede perciò che il Consiglio si doti celermente di personale portatore di competenze informatiche, necessarie per analizzare il funzionamento dei programmi utilizzati per l’esercizio della giurisdizione. L’esperienza, certamente positiva, del gruppo di analisi degli applicativi del processo penale telematico, composto da personale della DGSIA e di RID portatori di specifica competenza, dimostra come nella progettazione dell’informatica giudiziaria sia indispensabile la convergenza di conoscenze informatiche e di competenze giuridiche ed ordinamentali, al fine di garantire non solo il corretto funzionamento dei programmi ma la stessa autonomia della funzione giurisdizionale. Allo stesso modo in cui la rilevanza delle rilevazioni statistiche ha determinato l’istituzione all’interno del Consiglio di un Ufficio Statistico, portatore di specifiche competenze di natura specialistica, appare auspicabile in futuro che il Consiglio si doti di un Ufficio Informatico i cui compiti non si limitino al funzionamento della struttura informatica del Consiglio, ma comprendano quelli di progettazione e di analisi degli applicativi forniti al servizio della giurisdizione».
Relazione del Csm sullo stato della Giustizia Telematica 2024
Stefano Rovelli, 4 settembre 2025




