Come ogni anno, la relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2025 della Procura generale rappresenta una fondamentale ricorrenza informativa non solo per la valutazione dello stato, tra l’altro, della giustizia disciplinare ma anche per le molteplici riflessioni che il principale custode dell’azione disciplinare condivide con il resto della comunità della giustizia. Nell’anno di una riforma costituzionale, inevitabilmente anche a quella e, in particolare, alla paventata separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante guarda la relazione, in più punti interrogandosi sui possibili risvolti, che senza grandi infingimenti vengono stigmatizzati in termini piuttosto negativi: dal rischio di una riduzione della Procura generale ad un «alfiere dello Stato-persona» con funzioni assimilabili a «quelle proprie dell’Avvocatura dello Stato», fino alla perdita del «meraviglioso travaso di professionalità provenienti […] dalla giurisdizione di merito del settore civile». Archiviata la «contingenza storica riformatrice», queste considerazioni perdono forse ora di attualità, ma rimangono significative per la ricostruzione dell’“autocoscienza” della Procura generale rispetto al suo ruolo nell’ordinamento. È peraltro interessante notare come, «[t]ra i tre “fronti” di intervento» della riforma, l’intervento sulla giustizia disciplinare venga giudicato come «quello maggiormente condiviso da progetti di riforma; probabilmente, quello più “preventivato”, meno inopinato» e su cui non a caso si sarebbe «acceso maggiormente il dibattito ‘tecnico’, e non semplicemente latu sensu politico: sul quomodo della riforma, più che sull’an della stessa; su come è stato concepito il progetto dell’Alta Corte, sulla sua funzionalità, sulla coerenza interna con il resto della riforma».
In riferimento ai dati sul servizio disciplinare, si constata una sostanziale continuità con le tendenze degli anni precedenti. Nel settore predisciplinare, si conferma l’utilizzo massiccio dell’archiviazione de plano introdotta con il discusso ordine di servizio n. 34/2020 — quella, per intenderci, disposta con «allegazione agli atti di segreteria» e i cui estremi sono comunicati al Ministero della Giustizia mediante semplice trasmissione mensile degli elenchi delle segnalazioni così definite — che copre il 69,9% degli esposti archiviati, residuando dunque un 30,1% di archiviazioni “ordinarie”, comunicate in forma sintetica al Ministero, il quale entro dieci giorni può chiedere la trasmissione dei relativi atti. L’esperimento dell’azione disciplinare da parte della Procura tocca il minimo negli ultimi dieci anni (2,5% del totale esposti) — questo nonostante si registri il più basso numero di sopravvenienze dal 2017. L’aumento delle iniziative disciplinari ministeriali sul totale (43,4%) non è dunque frutto solo di una maggiore vigilanza del Ministro, comunque rilevabile, quant’anche della diminuzione delle azioni disciplinari della Procura. Rispetto all’anno precedente, crescono i tassi di condanna (da 26,7% a 29,7%) e di sentenza di non luogo a procedere (da 4,4% a 11,9%), mentre diminuiscono le percentuali di assoluzione (da 31,1% a 26,3%) e le ordinanze di non luogo a procedere (da 37,8% a 32,2%). Dal punto di vista sanzionatorio, il numero delle rimozioni disciplinari ha segnato un aumento (4) dopo cinque anni (2021-2025) in cui il valore è stato minore (2), ritornando così su precedenti più alti valori: 2017 (3), 2018 (3), 2019 (4), 2020 (5). Rispetto all’anno precedente, aumenta il totale delle sanzioni disciplinari (da 22 a 31) soprattutto grazie all’aumento delle censure (da 10 a 19). Dal punto di vista della tipologia delle incolpazioni, è da segnalare la conferma della felice scelta — introdotta dal precedente Procuratore nella relazione sul 2024 — di scorporare l’indicazione dei singoli illeciti disciplinari, ché la storica aggregazione rendeva complicato e approssimativo il controllo esterno. Concludendo infine con un richiamo alle linee di ricerca esperite nel progetto di rilievo nazionale (F. Biondi, F. Dal Canto (a cura di), Riforma dell'ordinamento giudiziario ed efficienza del sistema giustizia, Torino, Giappichelli, 2025, pp. 166-169), anche il dato di quest’anno relativo agli illeciti contro l’efficienza sembra superare il numero di valutazioni di professionalità negative e non positive, confermando così i dubbi adombrati sull’efficacia di quest’ultimo strumento.
Silvio Roberto Vinceti, 22 aprile 2026




