Il documento, adottato con delibera del 7 maggio 2025, restituisce gli esiti dell’attività avviata con la delibera del 26 aprile 2023, con cui il Csm aveva nominato un Gruppo di lavoro, composto da magistrati esperti di procedimenti relativi a reati di violenza di genere e domestica, al fine di «proseguire l’attività di monitoraggio anche con riferimento alle diverse modalità organizzative assunte negli Uffici giudiziari, in ragione della loro dimensione e della interazione o meno con interventi giurisdizionali assunti nell’ambito dei procedimenti civili e nei procedimenti previsti a tutela dei minori vittime di violenza».
Compito principale del Gruppo di lavoro è stato, dunque, quello di impostare e somministrare ai vari uffici giudicanti e requirenti questionari con lo scopo di apprendere elementi di conoscenza in un ambito tanto delicato quanto urgente, al contempo ampliando lo spettro di acquisizioni ottenute nei precedenti rilevamenti (per una sintesi di queste esperienze, v. pp. 4-5). In questo senso, è stato anzitutto ampliato il numero delle domande rivolte agli Uffici, rispetto ai precedenti questionari, con l’obiettivo di far emergere – in relazione ai principali ambiti già individuati nei precedenti lavori (quali l’organizzazione degli Uffici, la specializzazione, la distribuzione dei carichi di lavoro, la formazione, la protezione delle vittime, la priorità nella trattazione, ecc.) – non solo dati concernenti l’applicazione delle circolari del CSM in materia di violenza di genere, ma anche eventuali ulteriori criticità, sia sotto il profilo dell’attuazione normativa (anche in considerazione delle recenti riforme che hanno interessato la materia), sia sul piano della percezione culturale del fenomeno. In secondo luogo, si è ritenuto di estendere l’indagine a Uffici che finora non erano stati coinvolti nei monitoraggi, i quali hanno, però, un ruolo strategico nel contrasto alla violenza, come i Tribunali per i minorenni e le relative Procure, e si è quindi proceduto a un potenziamento delle domande rivolte agli Uffici di Sorveglianza.
L’analisi delle risposte fornite e l’esame della documentazione acquisita dal gruppo di lavoro sono dunque confluiti nelle considerazioni conclusive del documento deliberato a inizio maggio, ove si evidenziano altresì gli aspetti più critici emersi dal monitoraggio. Tra questi, si annovera la inadeguatezza e insufficienza delle risorse destinate al settore (p. 106), non proporzionate al carico di lavoro e alla complessità dei casi. Centrale permane la necessità di investire nella formazione, aspetto che deve essere posto al centro dell’attenzione in tutti i settori, «sia per la necessità di costante aggiornamento, determinata dalla continua evoluzione delle norme, sia per la comprensione della complessità e dell’origine del fenomeno, che utilizzi la prospettiva di genere quale metodo interpretativo» (p. 108). Nel documento si segnala, altresì, la «necessità di potenziare e consolidare il lavoro in rete e di allargare la platea dei soggetti da coinvolgere attivamente per una risposta più efficace al fenomeno» (p. 111). Infine, con riguardo all’assistenza e protezione alla vittima, si sottolinea come esigenza fondamentale sia quella di «garantire la serenità e la tutela della vittima nel corso del procedimento, prevedendo dei meccanismi che impediscano il contatto diretto della medesima persona offesa con l’autore delle violenze, al fine di evitare la vittimizzazione secondaria (fenomeno che scoraggia la presentazione dei ricorsi e/o delle querele e denunce) e di assicurare la genuinità delle dichiarazioni» (p. 112). In questa prospettiva, nel documento si dà conto, tra l’altro, che dal monitoraggio sono emerse prassi interessanti per l’accesso protetto della vittima negli Uffici giudiziari, quali, a titolo esemplificativo, la creazione di percorsi differenziati per l’ingresso e l’uscita dall’aula di udienza con la presa in carico da parte di personale formato, l’ampliamento dei casi di trattazione del processo a porte chiuse, ovvero la previsione di forme di audizione della vittima a distanza tramite differenti modalità di videoconferenza, che possono essere utilmente diffuse tra gli Uffici giudiziari.
Monitoraggio CSM sulla violenza di genere
Giulia Battaglia, 20 maggio 2025




