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    La relazione della Commissione di studio Paladin sui problemi relativi alla normativa e alle funzioni del CSM (6 febbraio 1991)

    Si pubblica il testo del messaggio alle Camere, risalente al 6 febbraio 1991, del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, con cui porta a conoscenza del Parlamento la relazione finale della Commissione per lo studio dei problemi relativi alla normativa e alle funzioni del Consiglio Superiore della Magistratura, da lui istituita il 26 luglio 1990 e presieduta da Livio Paladin.

    La relazione, parimenti pubblicata in seguito al messaggio presidenziale, fu approvata all’unanimità dei commissari e senza far ricorso all’istituto dell’opinione dissenziente, ammesso dal decreto istitutivo. Giova ricordare che ne furono componenti Livio Paladin, Giuseppe Tamburrino, Carlo Maria Pratis, Sergio Fois, Sergio Bartole, Giuseppe Di Federico, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Merlini, Guido Alpa e Giorgio Girelli, in veste di segretario.

    Le conclusioni raggiunte al termine dei lavori, che ebbero luogo dal 17 settembre al 19-20 dicembre 1990, manifestavano essenzialmente la necessità:

    • di estendere la riserva di legge a tutta la disciplina dell’ordinamento giudiziario, con particolare riferimento ai provvedimenti disciplinari, per cui deve essere prevista una riserva assoluta;
    • di una generale revisione della legge n. 195 del 1958, avendo cura di precisare gli aspetti da regolare con legge e quelli da affidare alla disciplina regolamentare interna all’organo;
    • di un ampio intervento sul regio decreto n. 12 del 1941 recante le norme sull’ordinamento giudiziario, nel senso di definire le attribuzioni non chiaramente affidate al Ministro della giustizia né al Csm e la cui risoluzione veniva demandata allo strumento delle circolari

    Ad avviso della Commissione risultava, infine, necessario consolidare la regolamentazione di temi di estrema rilevanza, quali i criteri da seguire per il conferimento degli uffici direttivi o per l’autorizzazione allo svolgimento di incarichi extragiudiziari, come anche appariva opportuno porre rimedio agli automatismi nelle progressioni di carriera dei magistrati, non direttamente correlate a una valutazione del merito professionale.

     

    Relazione della commissione parlamentare

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