1. Introduzione
La formazione dei magistrati riveste una particolare rilevanza nel contesto degli Stati democratici, costituendo un presupposto essenziale per un esercizio indipendente e imparziale della funzione giurisdizionale.
Il tema del rapporto tra formazione e indipendenza della magistratura ha costituito uno degli oggetti privilegiati delle fonti europee in materia di status dei magistrati. L’art. 2.3 della Carta Europea sullo Statuto dei giudici, adottata dal Consiglio d’Europa nel 1998, «assicura, tramite adeguate attività formative di cui si incarica lo Stato, la preparazione dei candidati selezionati all’effettivo esercizio di tali funzioni» e prevede che un organo «indipendente dal potere esecutivo e da quello legislativo, in seno al quale siedano almeno per la metà giudici eletti da loro pari, secondo modalità che ne garantiscano la rappresentanza più ampia» sia deputato «all’adeguamento dei programmi di formazione e delle strutture che li mettono in pratica alle esigenze di apertura, competenza e imparzialità connesse all’esercizio delle funzioni giudiziarie».
Da tali disposizioni emerge con chiarezza l’importanza del ruolo rivestito dagli organi superiori di formazione dei magistrati, che, pur agendo secondo modelli organizzativi differenti, rappresentano un fondamentale presidio per la salvaguardia dei principi che orientano l’esercizio dell’attività giurisdizionale.
Ad oggi, la maggioranza dei Paesi membri dell’Unione Europea (17 su 27) dispone di scuole specificatamente deputate alla formazione dei magistrati (con assetti istituzionali che trovano le loro espressioni storicamente più significative nell’École nationale de la magistrature francese e nella Deutsche Richterakademie tedesca), mentre in altri Stati membri tale attività è demandata ai Ministeri della Giustizia, ai Consigli superiori della magistratura ed infine ai servizi degli organi giurisdizionali (come si evince dal portale ufficiale della Giustizia Europea E-Justice, consultato in data 3 giugno 2026).
Il caso italiano presenta profili di particolare interesse. Fino al novembre 2011, la formazione dei magistrati è stata svolta dal Consiglio Superiore della Magistratura (d’ora in poi CSM). Successivamente, con l’attuazione della cd. Riforma Castelli, così come modificata dalle successive novelle normative, è stata istituita, nel 2006, la Scuola Superiore della Magistratura (d’ora in poi SSM), quale organo specializzato nella formazione iniziale e permanente dei magistrati.
L’istituzione della SSM rispondeva, anzitutto, all’esigenza, più volte evidenziata nel dibattito italiano dell’epoca, di modernizzare e migliorare il sistema giudiziario alla luce delle crescenti aspettative dei cittadini. La sua finalità principale consisteva (e consiste) nel garantire in modo stabile la formazione iniziale e l’aggiornamento permanente dei magistrati, ricercando un equilibrio tra dimensione pratico-operativa e approfondimento teorico-giuridico (R. Rordorf, La scuola superiore della magistratura, in Il Foro Italiano, ottobre 2008, Vol. 131, No. 10 (ottobre 2008), pp. 267/272).
Le brevi riflessioni che seguono si concentrano sull’attività della SSM nel biennio 2024-2025 – assunto quale periodo paradigmatico dell’azione della Scuola in quanto particolarmente significativo sia per l’affermazione di nuovi modelli formativi sia per il consolidamento di tendenze già avviate negli anni precedenti – al fine di verificare se gli auspicati obiettivi che condussero alla sua istituzione sono stati raggiunti.
2. Analisi relazioni biennio 2024-2025
L’analisi delle attività della Scuola Superiore della Magistratura nel biennio 2024-2025 restituisce l’immagine di un’istituzione impegnata in una profonda evoluzione organizzativa, metodologica e culturale. Tale processo risulta orientato, tra le altre cose, al consolidamento di modelli formativi fondati sulla cooperazione istituzionale e sulla condivisione delle conoscenze professionali, nonché al miglioramento dell’offerta didattica e all’ampliamento della platea dei destinatari, anche tramite l’integrazione delle nuove tecnologie nei percorsi didattici.
Un primo elemento caratterizzante l’intero biennio è rappresentato dall’affermazione del paradigma della “didattica collaborativa”, fondato sull’interazione tra istituzioni e finalizzato ad allargare gli obiettivi della formazione tramite un utile interscambio di saperi tra i soggetti coinvolti nel settore della giurisdizione. Tale modello si declina, anzitutto, nell’elaborazione partecipata dell’offerta didattica, fondata sul coinvolgimento del Consiglio superiore della magistratura e del Ministero della giustizia, nonché sulla costante rilevazione degli effettivi bisogni formativi attraverso il confronto diretto con gli uffici giudiziari e con i referenti delle strutture decentrate della Scuola stessa.
Quest’ultime sono state maggiormente coinvolte anche nella fase dell’erogazione della formazione, dimostrandosi capaci di realizzare, in coerenza con la loro autonomia organizzativa e ideativa, un’offerta didattica locale qualitativamente complementare a quella predisposta in sede centrale. Superando l’idea tradizionale del centro quale fulcro esclusivo della formazione, dunque, il Comitato Direttivo della Scuola ha promosso, con delibera dell’8.1.2025, l’organizzazione presso le strutture decentrate della SSM di specifici “laboratori di autoformazione”, caratterizzati dal coinvolgimento di magistrati del distretto in qualità di partecipanti attivi e non di meri discenti. Per garantire uniformità all’azione didattica svolta sul territorio nazionale, nel mese di marzo 2025, i coordinatori del settore di formazione territoriale hanno ultimato una ricognizione sistematica delle regole interne, confluite in un testo organico denominato “Linee guida per le strutture di formazione decentrata”, approvato dal Comitato Direttivo in data 19.3.2025 (modificato, poi, in data 18.12.2025).
Rilevante anche l’impegno volto a rafforzare la cooperazione internazionale con istituzioni di formazione giudiziaria di altri Paesi, al fine di assicurare una preparazione armonizzata e uniforme su temi cruciali, quali la giustizia transnazionale e la lotta alla criminalità organizzata. Nel corso del 2025, è stata consolidata la collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, allo scopo di dare alle attività internazionali della SSM una dimensione coordinata con le priorità del MAECI.
Sotto il profilo del miglioramento della formazione giudiziaria, un dato particolarmente significativo è rappresentato dall’ampliamento della proposta didattica. Nel corso del 2025, i soli corsi di formazione permanente hanno raggiunto le 165 unità, con un incremento rilevante rispetto agli anni precedenti (nel 2024, erano stati 116; nel 2023, 113; nel 2022, 126). A tale espansione ha corrisposto un elevato livello di partecipazione, superiore alle 19.200 presenze, a conferma del ruolo centrale della SSM quale luogo di aggiornamento professionale e di circolazione delle esperienze giudiziarie.
Degno di nota anche lo sforzo organizzativo senza precedenti prestato per la formazione iniziale: a seguito della nomina, solo nel 2025, di oltre 600 MOT, nel medesimo anno sono stati organizzati a livello centrale ben 75 corsi e stages di formazione iniziale (a fronte dei 12 organizzati nel 2024, dei 28 nel 2023 e dei 17 nel 2022). Sono state sperimentate anche alcune innovazioni: tra queste, la predisposizione di una sessione di simulazione processuale, grazie all’ausilio di avvocati del libero foro, al fine di sopperire ad alcune lacune esistenti nel tirocinio presso gli uffici giudiziari, sempre più spesso svolto nelle forme dell’udienza in trattazione scritta, ex art. 127-ter c.p.c.
L’espansione dell’offerta formativa non ha riguardato solo la promozione di un numero sempre crescente di corsi, ma ha interessato anche il versante qualitativo. A tal riguardo, accanto ai percorsi destinati al consolidamento delle competenze fondamentali – in materia civile e penale, sostanziale e processuale – sono state promosse, sia a livello centrale che a livello decentrato, iniziative di formazione su temi di stringente attualità, quali la cultura dell’organizzazione giudiziaria e l’utilizzo delle nuove tecnologie, anche con approcci interdisciplinari e specialistici.
Intensa l’offerta didattica in materia di intelligenza artificiale, sulla quale la Scuola ha programmato un apposito ciclo di corsi, iniziato nel settembre 2025, “Le sfide dell’intelligenza artificiale al diritto, tra neopositivistica fiducia nella tecnica e rimeditazione delle categorie giuridiche”, con un incremento ragguardevole delle platee effettivamente raggiunte, sostanzialmente triplicate rispetto al 2024.
Parallelamente, si è registrato un rafforzamento dei percorsi formativi in ambiti ad elevata sensibilità sociale, quali la violenza di genere e la violenza domestica, in linea con le più recenti evoluzioni normative e con gli orientamenti sovranazionali: nell’offerta didattica per il 2025 gli approfondimenti tematici a tal riguardo sono stati ben quattro in sede centrale, con la partecipazione attiva di 1749 magistrati.
Ha avuto luogo, inoltre, un ampliamento dei moduli dedicati all’analisi delle riforme normative e delle più recenti evoluzioni giurisprudenziali, in una logica di aggiornamento continuo e dinamico. In questo contesto, uno dei tratti più rilevanti dell’attività svolta nel 2025 è stato rappresentato dal potenziamento dei cc.dd. corsi “fuori programma”, concepiti come strumenti di risposta tempestiva alle innovazioni legislative o giurisprudenziali. Da tale scelta organizzativa deriva un modello formativo che tende a superare la tradizionale dicotomia tra aggiornamento e specializzazione, configurandosi come processo permanente di adattamento alle esigenze del sistema giudiziario. A questo fine, l’utilizzazione di strumenti per la formazione a distanza è stata individuata come particolarmente utile, in quanto in grado di raggiungere in tempi rapidi un numero molto elevato di discenti. È stata, pertanto, implementata la formazione informatica di tutto il personale della Scuola, attraverso corsi specifici tenuti on line su Teams e tramite webinar. È stata anche curata l’organizzazione dell’Archivio multimediale, alimentato dalle registrazioni-video dei seminari tenuti dalla SSM, tramite la realizzazione di un prototipo sperimentale caratterizzato da interfacce semplificate, al fine di agevolare al massimo il reperimento del materiale ricercato.
Il biennio 2024-2025 ha segnato l’avvio di un significativo ampliamento anche del perimetro soggettivo della formazione, attraverso l’introduzione di nuove iniziative dedicate alla magistratura onoraria e il ripensamento dei percorsi destinati ai magistrati chiamati a ricoprire incarichi semidirettivi e direttivi. Colmando una pregressa lacuna nella normazione primaria, che non prevedeva obblighi formativi a livello centrale per la categoria dei Giudici onorari, ed in ossequio alle disposizioni di cui alla cd. Riforma Orlando, la Scuola ha deliberato, nel settembre 2024, l’istituzione del primo programma di formazione permanente a livello centrale esclusivamente dedicato ai Giudici onorari. Tale percorso, declinato per i settori civile e penale, ha adottato un approccio metodologico calibrato sulle esigenze di una categoria professionale sovente caratterizzata dall’esercizio concorrente della professione forense: l’adozione sistematica della modalità webinar e l’apertura di una sezione didattica asincrona sul canale YouTube istituzionale hanno di fatto abbattuto le barriere logistiche permettendo ad un’ampia platea di usufruire agevolmente dei contenuti didattici prodotti dalla Scuola. La validità scientifico-organizzativa di tale iniziativa è stata infatti suffragata dall’impatto partecipativo delle prime sessioni, che hanno registrato oltre 1200 accessi per singolo evento, dimostrando l'efficacia di un modello formativo flessibile e ad alta inclusività.
Parimenti significativa per le sue macro-ricadute sull’efficienza della macchina giudiziaria, è la radicale ridefinizione della formazione per gli incarichi direttivi e semidirettivi. Il quadro normativo, da ultimo cristallizzato nel d.l. 29 novembre 2024, n. 178, che ha sostituito l’art. 26-bis del d.lgs. 30 gennaio 2006, n. 26, ha profondamente razionalizzato l’onere organizzativo della Scuola, ponendo fine all’ipertrofica formazione di meri aspiranti e istituendo l’obbligo di frequenza ad un corso mirato (da assolvere entro sei mesi dal conferimento dell’incarico) esclusivamente per i dirigenti già nominati o confermati. Un risultato reso possibile grazie alla collaborazione istituzionale tra il Consiglio Superiore della Magistratura, il Ministero della Giustizia ed il Comitato Direttivo della SSM. La prima edizione di tale corso è partita nell’ottobre 2024, ha visto la partecipazione di 162 neodirettivi e neo-semidirettivi, e le lezioni sono state erogate in modalità blended, su tre moduli distinti, introducendo la tecnica degli abstract redatti e condivisi preventivamente dai relatori. Tale accorgimento ha consentito di decostruire la tradizionale lezione frontale, trasformando il tempo-aula in un effettivo laboratorio di problem solving su temi di preminente attualità sistemica, quali il monitoraggio degli obiettivi del PNRR, la dirigenza integrata, il funzionamento dell'Ufficio per il Processo e l'impatto dell'Intelligenza Artificiale nell'amministrazione della giustizia.
Sempre nell’ottica dell’ampliamento del perimetro soggettivo della formazione, è stata avviata un’approfondita riflessione sulla predisposizione dei corsi di preparazione al concorso in magistratura, che – in virtù della novella legislativa di cui agli artt. 4, comma 1, lett. c, l. 71/2022 e 3, d.lgs. 44/2024 – la SSM è chiamata a organizzare. Numerosi gli aspetti problematici rimessi alle valutazioni del Comitato Direttivo: dall’esatta individuazione della platea dei partecipanti ai corsi, al reperimento delle necessarie risorse economiche e di personale, fino alla sfida rappresentata dalla concorrenza delle scuole private. A tal riguardo, in data 11 marzo 2025 è stato avviato un apposito Tavolo tecnico con la VI Commissione del CSM, nell’ambito del quale è emersa l’esigenza di orientare i percorsi formativi verso una dimensione marcatamente pratico-concorsuale, fondata su esercitazioni costanti nella redazione degli elaborati scritti e moduli correttivi mirati. Sotto il profilo strutturale, è stata evidenziata la necessità di attivare sinergie operative e convenzioni con le Università pubbliche, anche al fine di garantire il decentramento territoriale della didattica e il necessario supporto amministrativo.
3. Conclusioni
L’analisi del biennio 2024-2025 evidenzia la significativa capacità di adattamento organizzativo e metodologico della Scuola Superiore della Magistratura. L’incremento dell’offerta formativa, l’ampliamento dei destinatari e l’adozione di strumenti didattici innovativi appaiono coerenti con gli obiettivi originari di modernizzazione e rafforzamento della qualità della formazione, nonché con la progressiva apertura verso modelli più flessibili e cooperativi, sia sul piano interno che in ambito internazionale. In questo senso, la SSM conferma la propria funzione di snodo centrale nella circolazione delle conoscenze giuridiche e delle buone pratiche giurisdizionali.
La valorizzazione della didattica collaborativa, il rafforzamento delle strutture territoriali, l’attenzione ai bisogni formativi provenienti dagli uffici giudiziari e la crescente integrazione tra formazione centrale e decentrata delineano un modello che tende a superare schemi rigidamente verticistici, promuovendo invece una formazione partecipata e diffusa. In questa prospettiva, la Scuola sembra aver saputo coniugare l’esigenza di garantire uniformità culturale e professionale della magistratura con quella di valorizzare le specificità e le esperienze maturate nei singoli distretti.
La capacità di adattare i propri percorsi formativi non solo alle trasformazioni che interessano il sistema giudiziario delinea un’istituzione dinamica, attenta alle trasformazioni del contesto sociale. Gli approfondimenti dedicati alle nuove tecnologie, all’intelligenza artificiale e ai fenomeni di maggiore impatto sociale mostrano una concezione della formazione non più limitata al mero aggiornamento tecnico-giuridico, ma orientata alla costruzione di competenze multidisciplinari necessarie per l’esercizio della funzione giurisdizionale in contesti sempre più complessi.
Il biennio in esame evidenzia anche la crescente apertura della Scuola verso modelli di formazione inclusivi e flessibili. L’estensione delle attività alla magistratura onoraria, il ripensamento della formazione per gli incarichi direttivi e semidirettivi e il ricorso sempre più sistematico agli strumenti digitali testimoniano la volontà di ampliare l’accessibilità della formazione e di adeguarne le modalità organizzative alle esigenze concrete dei destinatari.
In conclusione, il modello di SSM che emerge dall’osservazione del biennio 2024-2025 è quello di un’istituzione capace di coniugare continuità e innovazione: continuità nella funzione di garanzia dell’indipendenza e della qualità della giurisdizione attraverso la formazione; innovazione nella capacità di adattare strumenti, contenuti e metodologie alle esigenze di un sistema giudiziario in costante trasformazione.
Resta naturalmente aperta la sfida di consolidare tali risultati nel lungo periodo, assicurando che l’espansione quantitativa dell’offerta formativa continui ad accompagnarsi al mantenimento di elevati standard qualitativi e che l’innovazione tecnologica sia sempre governata nel rispetto dei principi di autonomia, imparzialità e indipendenza che costituiscono il fondamento stesso della funzione giurisdizionale.
Chiara Cerbone e Domiziano Pierantoni, 10 giugno 2026





