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    Le proposte di riforma del Titolo IV della Costituzione elaborate dalla Commissione Bozzi (29 gennaio 1985)

    Si pubblica uno stralcio della relazione finale approvata dalla Commissione per le riforme costituzionali presieduta dall’on. Aldo Bozzi, contenente una sintesi del dibattito sulle possibili modifiche da apportare al Titolo IV della Costituzione. All’estratto della relazione segue, in calce, il raffronto testuale tra le disposizioni costituzionali nella versione vigente al tempo e, in corsivo, le proposte di revisione suggerite dalla maggioranza dei commissari.

    Come è noto, la Commissione Bozzi fu istituita con l’approvazione di mozioni di identico contenuto alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica il 12 ottobre 1983, al fine di “formulare proposte di riforme costituzionali e legislative, nel rispetto delle competenze istituzionali delle due Camere”. Priva di poteri referenti e non in grado di interferire con il procedimento di revisione costituzionale di cui all’art. 138 Cost., la Commissione vide il proprio iniziale mandato di un anno prorogato di sessanta giorni e rassegnò le sue conclusioni ai Presidenti delle Camere il 29 gennaio 1985.

    La relazione conclusiva trovò il consenso dei parlamentari democristiani, socialisti, repubblicani e liberali, l’astensione dei comunisti e dei socialdemocratici e il dissenso degli appartenenti al Movimento Sociale Italiano, Sinistra indipendente, Democrazia proletaria e Union Valdotaine.

    Nello specifico, le proposte che ottennero l’adesione della maggioranza furono le seguenti:

    • allo scopo di decongestionare gli uffici giudiziari, consentire il deferimento con legge di talune materie alla cognizione di organi non giudiziari, assicurando comunque il contraddittorio tra le parti, il diritto di difesa e la facoltà di ricorrere contro le violazioni di legge, fermo restando l’affidamento alla giurisdizione delle materie inerenti alla libertà personale, ai diritti inviolabili e alle altre libertà fondamentali; 
    • inserire l’obbligo di una motivazione adeguata dei provvedimenti giurisdizionali;
    • sottrarre al Procuratore generale presso la Corte di cassazione la titolarità dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, riservandola al solo Ministro della giustizia e obbligando quest’ultimo a riferire periodicamente in Parlamento sull’esercizio di tale potere. Si proponeva di collocare tale previsione all’art. 107 Cost. e non all’art. 110 Cost. al fine di evidenziarne meglio il carattere discrezionale e non obbligatorio;
    • vietare espressamente ai magistrati l’esercizio di qualsiasi altra funzione pubblica o privata;
    • precisare che le norme sull’ordinamento giudiziario sono stabilite esclusivamente con legge;

    Fu, altresì, oggetto di dibattito la possibilità di un mutamento della composizione del Consiglio Superiore della Magistratura. In particolare:

    • i repubblicani e i liberali concordavano nel ridurre il peso della componente togata, che pure sarebbe rimasta maggioritaria, diminuendone il numero e introducendo una quota di membri, individuati dal Presidente della Repubblica (secondo la proposta repubblicana) o dalla Corte costituzionale (secondo quella liberale);
    • i democristiani ritenevano opportuno diminuire i membri elettivi a venti, di cui dieci eletti da magistrati ordinari con il sistema dei collegi uninominali e dieci dal Parlamento in seduta comune;
    • i comunisti intendevano lasciare invariato l’art. 104 Cost.;

    Tuttavia, non essendosi raggiunto un accordo sufficientemente ampio, la Commissione non formulò alcuna proposta di modifica sul punto.

     

    Relazione della commissione parlamentare

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