Nel plenum del 24 giugno scorso si è concluso il tormentato iter relativo alla pratica di Michele Emiliano, magistrato in aspettativa per incarichi politici dal 2003 e che, concluso il mandato da ultimo ricoperto, avrebbe dovuto far rientro in magistratura in forza della disciplina normativa applicabile ratione temporis. Ciò a meno di approvazione, da parte del Csm, di una delle richieste avanzate, dapprima, dall’attuale Presidente della Regione Puglia e, in un secondo momento, da una Commissione di inchiesta del Senato, per poterlo “trattenere” in incarichi extra-giudiziari.
Degli aspetti problematici di questa vicenda si è già avuto modo di scrivere (Su alcuni nodi critici della vicenda Emiliano [di Stefania Leone]).
A conferma del fatto che si trattasse di questione dall’esito non scontato è la circostanza che la Terza Commissione abbia presentato al Collegio due alternative proposte (cfr. estratto dell’o.d.g. di seduta).
In entrambe si dava per vero conto delle ragioni che avevano già indotto la Terza Commissione a rigettare la richiesta del Presidente De Caro, che inizialmente aveva prospettato per Emiliano il ruolo di suo consulente giuridico, e in seconda battuta un più circoscritto incarico di diretta collaborazione per la gestione del dossier Ilva. Semplificando molto, nel primo caso perché per le consulenze giuridiche l’art. 1, comma 66, della legge n. 190 del 2012 esclude il regime dell’aspettativa; nel secondo, perché l’impegno sul dossier Ilva avrebbe comportato attività amministrative.
Esclusa per queste convergenti ragioni la possibilità di dare corso ad una aspettativa ai sensi dell’art. 23-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001, le due proposte della Terza Commissione si sono invece disallineate sulla richiesta di collocamento fuori ruolo per svolgere una attività di consulenza gratuita al servizio della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, istituita con delibera del 22 marzo 2023.
In estrema sintesi, la più “severa” delle due proposte (B) considerava insussistente un apprezzabile interesse dell’ordine giudiziario, a motivo: della prossimità alla pensione del magistrato; della potenziale sovrapposizione rispetto all’attività già svolta da altra magistrata incaricata di funzioni consultive presso la medesima Commissione parlamentare; dell’assenza di una specifica specializzazione del magistrato nelle materie oggetto dell’incarico. Nella proposta si valorizzava altresì il suo pregresso ammonimento in sede disciplinare, e di contro l’assenza di potenziali pregiudizi al principio di apparenza di imparzialità in caso di rientro in ruolo del magistrato (argomento speso dallo stesso Emiliano in sede di audizione).
Ad essere prevalsa (15 voti a favore, 7 contrari e 6 astenuti) è stata tuttavia la proposta avanzata, tra gli altri, dal Presidente della Terza Commissione (A). Chiarito che, ai sensi della disciplina applicabile al suo caso, Emiliano non incorrerebbe nei limiti temporali da essa previsti, ad indirizzare nel merito verso un accoglimento della domanda di autorizzazione all’incarico fuori ruolo è stata in particolare la circostanza che la Commissione di inchiesta si avvarrebbe di Emiliano per l’approfondimento del fenomeno del caporalato nel settore agricolo, ambito nel quale il magistrato avrebbe maturato una significativa esperienza; ciò per aver adottato, in qualità di Presidente della Regione Puglia, diversi atti rilevanti nell’opposizione al lavoro precario e alla intermediazione illecita di manodopera. Ancora, nella proposta si sottolineava che l’attività richiesta dalla Commissione sarebbe stata coerente con l’interesse dell’amministrazione giudiziaria, in quanto destinata a produrre, per la stessa, ricadute positive; ciò trattandosi di incarico di «particolare rilievo ed accrescimento professionale».
La decisione del Csm ha messo la parola fine a una questione, come detto, prolungata e controversa, che ha dato luogo a molteplici interlocuzioni tra la Terza Commissione e la Regione Puglia, ad audizioni e a ripetute rettifiche delle istanze avanzate dai soggetti interessati; e che, va detto, sembra aver messo particolarmente in difficoltà il Csm, probabilmente a prescindere dalle posizioni individuali infine assunte al momento del voto. Perché, sia l’opzione di far rientrare nelle funzioni un magistrato così a lungo impegnato in politica, sia quella di autorizzare una sua ulteriore permanenza in incarichi fuori ruolo, qualche interrogativo non può non porlo.
Stefania Leone, 1 luglio 2026





